Ti sei mai chiesto perché il 90% dei buoni propositi fallisce dopo pochi giorni?

Che cos’è un buon proposito? Noi oggi parliamo di intenzioni, non di propositi.

Che cos’é una buona intenzione? Dal lat. intentio -onis, der. di intendĕre ‘tendere, rivolgere’. Implica forza di volontà e direzionalità. E’ concreta, tangibile, ragionata.

La prima regola che abbiamo stabilito oggi, il disaccordo con la banalità della convenzione dei soliti buoni propositi, ci indirizza verso intenzioni extra-ordinarie.

Per dirla con Rob Brezsny, supponi

che ci siano degli aiutanti segreti che stanno lavorando dietro le quinte per aiutarti a diventare quel magnifico capolavoro che sei nato per essere.

A noi la seconda regola: amplia l’istinto. Usciamo dal “mangiar sano”, “muovermi di più” e “leggere tutti i libri che ho comprato l’anno scorso”. Nulla in contrario, ma possiamo fare di più. E cerchiamo intenzioni, profonde, non propositi.

Terza ed ultima regola, poi iniziamo. Usciamo dalle rigidità di fondamentalismo, materialismo e nichilismo. Abbiamo tante di quelle risorse da cui attingere, che di questi 3 vecchiardi ormai non ce ne facciamo più nulla e le scuse sono ufficialmente finite.

Carta, penna e concentrazione. Un’intenzione è:

  • formulata in prima persona
  • scritta in tempo presente, come fosse già reale e realizzata
  • reale, realizzabile, ma ancorata a un ideale verso il quale tendere

 

Capito niente? Normale. Un’intenzione è la tensione tra dove siamo ora e dove vorremmo essere, fingendo di esserci già. Ok, fingere non è il massimo dei termini. Ma la domanda da farci è: cosa abbiamo da perdere nel pensare di aver già realizzato quello che vorremmo realizzare? Ribaltiamo la prospettiva. Come se fossimo ebbri dell’entusiasmo di qualcosa già realizzato – che ci rende fieri di noi stessi – e ne cavalcassimo l’onda.

Un esempio, per i più duri di comprendonio.

Non “sarò gentile con le persone che conoscerò”. Ma “sono gentile e sorrido agli sconosciuti che incontro e alle persone che conosco”.

Non “invierò milioni di CV per cambiare lavoro”. Ma “definisco ogni giorno con le mie azioni il lavoro che voglio fare, lasciando le porte aperte alla possibilità”.

Non “…l’ennesima lista dei cari vecchi buoni propositi”. Ma “…spazio alla mia immaginazione e alla mia direzione.“.